In gropa ae stee de Van Gogh

L'albergo da Gigi non poteva che inserire questo valore aggiunto al nostro dialetto veneziano che non trova miglior espressione in questo libricino di un caro amico Damiano Visentin.
Cosa può portare un amico pizzaiolo di ventiquattro anni, per di più allergico alla farina, a mettersi a scrivere poesie in dialetto? Di sicuro la frequentazione letteraria dei pur famosi conterranei Giacomo Noventa e Romano Pascutto, o degli altri "classici" del Novecento veneto: Biagio Marin, Virgilio Giotti, Ernesto Calzavara. Piuttosto l'ispirazione arriva dall'umanità varia ma genuina, fatta da personaggi così reali da sembrare fantastici("Ciccio el ga pi forsa de un cavaeo/ Ciccio el ga e man che xe tute quante un caeo") che fin da piccolo Damiano ha un privilegio di osservare e ascoltare appollaiato dietro un bancone delle osterie gestite dai genitori: prima a Torre di Fine, vicino Eraclea, poi a San Donà di Piave, in fine a Jesolo dove nel 2005 decide di aprire un locale tutto suo. Gente "del basso Piave", quindi, segnata anche linguisticamente da una terra difficile , in eterna lotta contro l'acqua, ora del fiume, ora del mare("E sciopa improvvisa/ l'isterica furia del mar/Cerbero che fraca / e teste tra i pontii"). Ma la Poesia di Damiano si muove all'interno di un triangolo emotivo ai vertici del quale troviamo, oltre all'osteria, altri due luoghi cardine della sua vita: l'intimità amorosa della sua casa, della sua stanza, del suo letto, della-non solo-sua pelle ("Dorso che strusa a majeta par soto / el peto impinissei i palmi de man ") e lo spazio aperto del cielo e dell'universo, fatto di nuvole, sole, stelle visti attraverso gli occhi di chi non vuole ancora cedere alla disillusione dell'età adulta ("Poesia de chi che varda a luna / disendo che l'podarie/ però no'l vol"), e sotto i quali si apre quella terra-prigione intrisa d'acque che sembra rappresentare il suo unico orrizzonte geografico ("poesia del me mar e del me campo / parché da eori no go scampo").
In mezzo avanza lo spazop per un ricordo d'infanzia (jere), per una dedica ad un attore amato(El sergente,paroea ciave) o a un amico scomparso prematuramente (Tre secondi); o ancora per la satira sociale (In Got We Trust) e per divertisment grafico-linguistico (Brusa tempo brusà), dove il dialetto convive con elementi di altre lingue o di gerghi specialistici.
Perché è così che succede nella testa e nella bocca di chi il dialetto lo usa tutti i giorni. E se questi elementi si pronunciano "Alcoltest", "Happy Hour", "special Guest","Gigabyte" non è solo una questione generazionale ma di ederenza ad una lingua ancora viva: la lingua di un pizzaiolo di ventiquattro anni, per di più allergico alla farina....

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